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Cos'è uno UserGroup?
di: Eugenio MORASSI
Cos'è uno UserGroup?
Un concetto che abbiamo dato per scontato a lungo, ma che, abbiamo constatato nel tempo, non è infondo ne' chiaro ne' condiviso
Indice
- A che titolo
- Cliente, non paziente
- Utente, nel migliore dei casi
- E lassù le facce dei presidenti
- Facciamo quello che siamo
- Software Libero
- Documentazione Libera
- Copyright e Licenza
A che titolo
I titoli che portano il sottoscritto a scrivere sui "Gruppi d'Utenti" sono quello di cliente, quello di utente ed infine di co-fondatore di uno dei essi, con una cerrellata in primo piano (scuserete il
protagonismo) che varia la prospettiva di chi leggerà queste righe, sperando che gli sia chiaro, alla fine, il pensiero che rivolgiamo a questa forma d'associazione.
Cliente, non paziente
Il cliente è quello che scambia i suoi soldi per un bene o un servizio. I soldi li cede buoni, validi, di corso legale, ma non è detto che riceva indietro un bene od servizio altrettanto buono o
valido. Checché ne dicano o ne pensino i signori del marketing (che vedono nel comportamento del cliente un nemico, una sfida) l'immagine del fornitore conta solo per il primo contatto, ma lascia presto il
posto alla valutazione del rapporto costo/beneficio, che poi dura (quella si!) nel tempo. Bella macchina, gran motore, ma mi si smonta sotto il culo; non mi ci freghi più. Taluni cantanti dicono che la
cultura dell'azienda deve cambiare dal vendere al soddisfare un bisogno per vendere. Tralasciando il fatto che spesso l'azienda crea un bisogno che può soddisfare col costo minore per soddisfarlo per
vendere, noterete che mettendo a fattor comune, fuori parentesi rimane vendere. E noterete che la parola vendere, come nel sistema acido-base, presuppone (e fortunatamente ancora per un poco non
implica) la parola comprare. Quindi, io cliente compro per un motivo x a piacere, ma di li in poi inizio, con l'uso, una verifica sistematica della mia decisione per scoprire se al dunque ho speso bene o
male i miei soldi. Lo sanno bene le aziende dei grandi numeri (ad esempio quelle automobilistiche) quanto sia cruciale il customer satisfaction e quanto sia importante risparmiare su di esso propinando il
customer service. Se qualcosa non va io cliente voglio satisfaction, ma spesso ricevo service, e ne esco convinto che d'ora in poi è meglio che non accada nulla che mi costringa a
ricorrervi nuovamente. Si chiama economia di mercato (non di servizio, infatti) quella per cui tutto va finchè spendo e m'accontento. Ma se sudo un po' di quel che spendo, pretendo almeno di avere
ragione, in tempi ragionevoli e convinto che l'aver speso mi estenda in qualche misura la lista dei diritti. O quantomeno non l'accorci...

Utente, nel migliore dei casi
Ho comprato questo, ora lo uso. Sono nella percentuale di campione minoritaria del totale e precisamente tra coloro che per fortuna hanno visto realizzare il loro
scopo, o dovremmo dire sogno? Gli altri? Gli altri sono coloro che hanno semplicemente speso. Forse la differenza tra cliente ed utente può apparire
sottile, magari solamente grammaticale, ma la differenza c'è eccome, chiedeteglielo. Gli utenti sono coloro che hanno comprato un oggetto ed adesso lo
vogliono usare, almeno per farne ciò per cui lo hanno acquistato. Gli americani hanno inventato le categorie (dovremmo dire caste?) di utenti. Si va
dall'utente principiante (Beginners, NewComers) al Geek (autistico informatico), passando per PowerUsers (quelli forti...). Una volta che entrate dentro una delle
caselle siete presi. Siete presi dal mercato, da quella fetta specifica di marketing che riguarda e tratta la vostra categoria di utente. Se siete Principianti
(alcuni li chiamano "Utonti"), dovrete comprare libri, compendi e dispense; magari parteciperete a corsi per l'uso della posta elettronica. Con lo stesso
animo dello studente che compra 29 libri (3 antologie come minimo), ne legge un decimo delle pagine totali e ne ricorda un quinto del letto (dunque il due percento
dello strudiato), ma con una vantaggio rispetto a lui, cioé il poter abbandonare, avrete alimentato il mercato quanto basta prima di uscirne. Come Utente
Scafato (PowerUser) ne vorrete sapere di più e direte compiaciuti che i libri voi non solo non li leggete ma potreste scriverli! Poi il vero padrone della scena
informatica tirerà fuori il suo cavallo di battaglia: le informazioni, lui, le trova su Internet! Eccolo sottoscrivere un bell'abbonamento ADSL, comprare o
noleggiare router, hub, switch, bridge, firewall e tutto per ottenere informazioni gratuite! Come dire in Papuasia è tutto gratis. Bravo, devi andarci,
però... Dunque il PowerUser non fa mercato del sapere, ma fa mercato dell'infrastruttura e che mercato! Ce ne vogliono venti di libri da principiante
per fare il costo di un router, ma poi con quello è tutto gratis. Il PowerUser ha due carriere: in un altro mestiere perché oramai in informatica
s'è detto e fatto tutto, ovvero al massimo dell'ascensione verso il paradiso del bit, viene considerato un Esperto. L'Esperto già ha speso tutto in
tutti i campi, nel prodotto e nell'indotto. A lui vendiamo il gadget, la checcazzeria. A lui il mouse giroscopico con puntatore laser per le sue presentazioni,
a lui la tastiera a duecentosei tasti di cui 98 per la multimedialità. A lui la tazza con la sua griffe, un nome che è tutto un programma, un
programma che ha fatto la storia dell'informatica circoscrizionale, un logo che è brutto ma si ricorda come quello di IBM. E magliette e cappelli e polsini
nettasudore (per i doppi in terra battura o per i singolari in bagno?). Comunque sia, utenti come clienti, inconsapevoli che, come i criceti che girano nella ruota,
loro girano per vetrine; stradali o virtuali che siano, col soldino in bocca.

E lassù le facce dei presidenti
Nella definizione di Presidente, almeno nella sua accezione italiana del termine e senza che cerchiate di scoprire una sottile insinuazione dietro di essa, rientra a pieno titolo tanto la parola politica
quanto quella indirizzo. Non è un indovinello, ve la do io la mia soluzione. Il Presidente è un politico (che sia anche un tecnico è solo meglio) che stabilisce l'indirizzo della
struttura che presiede. Perché il presidente non sia uno che parla da solo è necessario che a fianco ci siano dei tecnici che realizzino il programma indicato. Per sua natura il presidente ha un
solo punto di riferimento, che è la legge prima, le norme costitutive, il regolamento. Entro questi limiti decide il suo ruolo, le sue attività, i suoi impegni. Se presiedere una struttura
commerciale è difficile perché bisogna tenere insieme chi vi partecipa convincendolo che con il nostro apporto decisionale i proventi aumenteranno e con essi le prospettive, presiedere una struttura
senza scopo di lucro e senza proventi è assai più arduo.
Per essere un lavoro lo è, per essere impegnativo lo è, per essere remunerativo non lo è, per essere difficile, convincere persone e personalità a prestarsi senza che gliene venga nulla in
tasca, lo è. Posti questi paletti per delimitare il percorso della presidenza di un Gruppo di Utenti, se non li schiviamo per qualche escursione "fuori strada" dei Nostri amici, cosa ne rimane? Ne rimane
la boria italica dell'italiano in divisa alla "Il Vigile" con Alberto Sordi, quello che non si sente mai "incaricato" ma "insignito", quello che diventa in breve apologo di se stesso e si circonda di personaggi che
ne tessono le lodi. Quelli che descrivono senza vergogna le proprie mire di conquista della "leadership" degli UserGroup, quelli che vantano amicizie altolocate e verso le quali vogliono farti da interfaccia; e tu
pensassi ad aumentare gli iscritti, che poi sarebbero quelli del tuo gruppo o i suoi? Ne rimane uno che, c'è anche di questo, quando ha una nuova notizia da mettere sul sito esce con un "comunicato stampa",
come se le chiacchere delle casalinghe sul pianerottolo fossero "congressi". Ne rimane uno che vede in se il Nume Presidente e nella casamadre il Paradiso dell'utente, uno che se non aiuta a vendere per vantaggi
i bug, se non altro li tace. Uno che sogna che la sua faccia stia lassù scolpita sul versante assolato della vallata insieme agli altri che hanno fatto la storia del marchio.

Facciamo quello che siamo
Il sette luglio millenovecentonovantanove nasce il Roam, un nome che ha qualcosa da dire: Roam, pronunciato come Rome, non richiama tanto la tavola d'attraversamento più grande de "Il Novissimo Atlante
Stradale Touring Club Italiano", quanto il voler affermare che Utenti Apple senz'altro ma Roma, romani, qui, adesso. Perché è così importante questo?
Beh... Voi comprate una macchina (un computer) pensata da un americano, costruita secondo i suoi dettami dai taiwanesi, dotata dello stesso software che statisticamente tira meglio in USA, inscatolata secondo
quello che il marketing statunitense considera il modo migliore per vendere ai compatrioti, buttate una buona parte delle offerte che vi arrivano per posta elettronica perché sono sempre maledettamente
riservate ad "USA & Canada residents only" e vi chiedete perché è importante dire: Signori, noi abbiamo comprato il vostro elettrodomestico, ma lo usiamo qui in Europa, Italia, Roma. Signori
noi siamo Italiani, noi vantiamo centinaia di marche di vini, di formaggi, di paste ed una cultura specifica per questi, abbiamo le montagne, le colline, il mare e il sole, monumenti che irridono terremoti da
millenni, abbiamo il traffico dai tempi di Cesare ed invasori che ci spiegano come e cosa migliorare da quando eravamo Etruschi. Signori, noi non siamo l'americano medio, noi non siamo nemmeno l'Italiano
medio, perché compriamo computer e ne parliamo, figurarsi se possiamo essere trattati come californiani.
Bene, io sono qui e sono fatto con la "R" davanti. Io compro Alfa Romeo, non cassapanche con le ruote e se Alfa Romeo facesse cassapanche con le ruote (chessò, l'Alfa 6) io non le comprerei. E se qualcuno vuol
vendere macchine a me le fa come dico io. E le fa Diesel, perché io la benzina la pago circa un Euro/litro. E chi fa frigoriferi li fa ad incasso, non che prendono una stanza, perchè io
l'elettricità la pago molto ed a casa ci sto poco. Ovvio no?
Beh, perché qualcuno vuole venderci PC fatti per altri che non siamo noi? Ed applicazioni che non sono state pensate per noi? Ecco, noi siamo Clienti e paghiamo in Euro, e vogliamo prodotti fatti per noi. Noi
siamo Utenti e usiamo il PC come diciamo noi, per come siamo; non vorremmo imparare ad essere qualcun'altro per usare qualcosa, no?! Quando abbiamo creato il nostro Gruppo, abbiamo iniziato dalla R, e tutto il
resto è venuto di seguito a modo nostro. E di li in avanti...
Il nostro UserGroup è gratuito, anzi è costoso, perché ha un dominio ".it" anche lui italiano e come tale tassato e tariffato. E chi lo paga? io. E perché non cercare uno sponsor?
Perché se pago io dico quello che voglio io, se paga un'altro nella migliore delle ipotesi devo chiedere permesso. Perché non far pagare gli iscritti? Perché gli iscritti sarebbero italiani
con la monetina in mano, ed io cerco invece persone di buona volontà. E tutti coloro che hanno collaborato sinora a Roam, lo hanno fatto come hanno voluto e potuto, senza ricevere nulla, ma
liberi. Evidentemente ne condividono la filosofia.
Ancora, se noi aderissimo ad uno dei programmi della casmadre riservato ad iniziative promozionali, ne diventeremmo in qualche misura dipendenti, e non per vincolo di soldi (i programmi più favorevoli
hanno un rapporto vendite/benefici pari al rapporto motonave/triciclo), ma perché più semplicemente non riusciremmo più a fare le due cose insieme: Vendere (la pubblicità è
l'anima del commercio) ed informare (criticare è l'anima dell'informazione). Dovremmo cioè abbandonare l'idea di comunità, che noi pratichiamo pur senza abusare nel termine, in favore
dell'idea di negozio sociale. E siccome, e solo come esempio, il PowerMac G4 Cube fu un esperimento di componentistica per l'iMac G4 a spese degli utenti, cioè un betatest da 2500 euro di oggi, che se lo
accarezzavi per quanto era bello ti si spegneva, se io dispiaccio qualcuno scrivendo questo, ma aiuto qualcun'altro a capire, vado paro. Se dovessi piazzare una decina di iBook prima maniera, di quelli colorati
per capirsi, cosa dire? che sono stati pensati per l'adolescente manesco ed infantile americano? E a chi lo direi al professionista che non volendo spendere circa 4000 Euro per riempirsi la borsa di un pezzo di fine
Titanio con G4 che dopo dieci minuti di attività "stradale" ti ustiona gambe e polsi, potrebbe prendere per la maniglia la sua conchiglietta colorata, mettere delle treccine posticce ed andare saltellando in
ufficio, avendo però speso meno della metà?
Come faccio a farvi pagare le RAM il doppio, se posso mandarvi sotto casa con le specifiche e farvele pagare il giusto avendole in mano tra
un'oretta... O avrei dovuto compiacere qualcuno che vendeva i PowerMacintosh G3 (Beige) a 5.700.000 Lire di allora (circa 2950 Euro) senza modem, dicendo di comprarlo interno a costi da astronave? Il nostro consiglio
fu un bel modem basato su chipset standard per meno di 30 euro al supermercato, settato come Supra 56K, attaccato in esterno con un bel filo commerciale RS232/RS422 e rigorosamente solo per Windows.
Continuo nel cercare di essere obiettivo, nel consigliare come farei io con i soldi miei, non come vorrei fare con quelli degli altri. Un altro gruppo ha adottato come claim "... because Apple is a
company, but Mac is a Community", così in inglese come lo leggete. Noi potremmo parafrasare "... perchè noi saremo pure uno UserGroup, ma Apple è un'azienda", cioè il suo fine è far
soldi. Lecito e guisto, perché fa quasi sempre i migliori prodotti possibili nella rispettiva fascia di mercato. Il nostro fineè consigliare come farglieli fare solo quando ci dia il prodotto
giusto allo giusto prezzo, e come non assecondarla quando fa come fece con i PowerMac 4400, ad esempio. Insomma un Gruppo d'Utenti e non un circolo aziendale. Posso anche spostarla sul sentimentale: un gruppo
d'appassionati.
Software Libero
La lingua inglese, povera checché ce ne stiano dando a credere da un po' i paladini dell'esterofilia, nasconde nel suo lessico un insidia: FREE. Free è l'espressione inglese per eccellenza,
poiché è d'importanza vitale e perché la si può interpretare a piacimento e secondo convenienza. Le aziende spesso la interpretano come gratis, gli utenti come libero.
Essendo impossibile usare una parola che distingua i due concetti in lingua inglese, i volenterosi ricorrono a parafrasi come "free speech not free beer". Noi italiani siamo meno sensibili al problema ma
abbiamo fortunatamente una lingua che non consente ambiguità se non volute: free beer è birra gratuita, free speech è libertà di parola. Tanto premesso, noi
traduciamo free software come Software Libero, lo diffondiamo e ne vorremmo difendere l'esistenza. Ed anche in
questo verso la casamadre abbiamo un atteggiamento costruttivo: siamo contenti che Apple sia stata la prima Company a creare un programma OpenSource dei suoi prodotti, ma OpenSource non è Software Libero, e di strada ce n'è.
Tornando solo un istante al concetto di "voglio un qualcosa che sia fatto per me e non per l'americano medio", è evidente come una azienda semplicemente non possa soddisfare le richieste di nicchia, e noi
europiei siamo una nicchia, figuiriamoci noi italiani..., perché non riuscirebbe a vendere tanto da guadagnarci. Ovvio. Se, come fanno alcuni ahimé, cercate notorietà affermando
assurdità, potreste chiedere ad una azienda di rimetterci per soddisfare le nicchie. Se invece siete meno aerei e più terrestri, fate un semplice ragionamento: Dove non c'è profitto da fare a
tutti i costi non può esserci remissione. Dove non può esserci remissione tutto è possibile. Ecco, il Software Libero come soluzione al problema del "fatto per me": non c'è calcolo che
possa portare una comunità a segare per invendibile un pezzo, non c'è comunità che abbia delle priorità tanto rigide per cui un singolo non possa decidere d'innamorarsi di un'idea e
dedicargli parte del suo del tempo, o che non l'abbia semplicemente già fatto. E su tanti, ce n'è sempre...

Documentazione Libera
Il sito di Roam è Documentazione Libera. Il Progetto DLR (Documentazione Libera del Roam) è esposto in questa
pagina.
cordialmente
Eugenio MORASSI
Presidente & co-Fondatore
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