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Mandrake Linux
Mandrake Linux
Alcuni appunti (in tutti i sensi...) sull'istallazione di MandrakeLinux PPC 9.1 su un iMac Rev.A.
Indice
- Ghe pensi mi...
- Ho lasciato fare a lui...
- A manina
- A manetta?
- Bibliografia & Link
- Copyright e Licenza
Ghe pensi mi...
Mandrake Linux PPC 9.1 (la PPC 9.0 non è mai esistita e la versione immediatamente precedente è la PPC 8.2) è un prodotto di software Libero che
avrebbe, nelle intenzioni dei suoi produttori almeno, il compito di risollevare le sorti dell'azienda MandrakeSoft, picconata alle fondamenta da un management vandalo
che ha decuplicato i buffi (debiti in romano moderno), riducendo alla parte n-esima (n grande a piacere...) la clientela. La stessa cosa doveva essere
la 8.2, praticamente non installabile su un sistema OldWorld. Come e più che mai il motto della distribuzione è faccio tutto io, ed anche se
non avete mai visto un sistema Linux, in una quarantina di minuti, con pochi clic e nessuna conoscenza di base avrete il vostro Linux sul vostro Mac. Ora, avendo
cominciato con i milanesismi, consentitemi di continuare chiedendo: Ok, Linux è un sistema maturo, ma davvero un utente Mac tipico, solo cliccando qualche
volta installa la Mandrake PPC 9.1 sul suo computer? Beh, "el se po no" (manco pe' gnente)...

Ho lasciato fare a lui...
Posto che la macchina sulla quale volevo installare la distribuzione in argomento è un iMac Rev.A con 160 MBytes RAM e disco rigido da 4GBytes (originale Apple per questa macchina, che è anche stata la prima NewWorld),
posto che questa macchina è tra quelle supportate e testate, ho lasciato fare a lui, partendo da CD tenendo C all'avvio; e l'installazione
effettivamente parte. Il problema è dove va... Infatti le schermate si susseguono veloci, la formattazione la lascio fare in automatico secondo uno schema
a lui conosciuto e su tutto il disco (ovvero non riservo alcuno spazio per altri sistemi Apple), Confermo l'installazione del bootloader Yaboot, configuro la sicurezza
ed i pacchetti e cambio ogni quarto d'ora i CD (tre in tutto) con la distribuzione. Finita quella che l'installer grafico dice essere l'installazione, comincia la
configurazione che mi chiede la password di root, mi chiede di creare almeno un utente "normale" che creo e salvo, mi richiede (perché?!) se voglio
installare il bootloader (e dico si, avendo fatto dell coerenza un valore fondante della mia esperienza informatica). In questa seconda occasione vengo avvertito
che:
Una copia del bootloader è stata installata in hda6, ma al riavvio potrebbe non essere riconosciuta; nel caso entrare in OpenFirmware e digitare: setenv
boot-device hd:6\\:tbxi e quindi shut-down.
Segue il "riepilogo" dell'installazione, nel quale, maledett'ammé!, noto che la tastiera è ancora settata su International (EN). Clicco su "Modifica" e qui
termina l'esperienza "faccio io, faccio io" di Mandrake e Lothar sul mio iMac. La macchina s'inchioda e non è possibile altro che il riscoperto fermaglio
aperto per sbloccare la situazione e resettare.
A manina
Al riavvio (concerto per fermaglio ed archi), scopro che, come da avvertimento (o dovremmo dire presagio?), il bootloader non viene visto affatto. Lampeggia invece
l'icona di sistema non presente tipica dei Mac. Riavvio con un deciso colpo di fermaglio vibrato al pulsante di reset per il quale (ricordo ora) era disponiobile un
accessorio adesivo (19,95USD appena...) che lo rendeva un po' piu' comodo da azionare. Entro in OpenFirmware e digito
setenv boot/device
hd... OOPS! Ho la tastiera americana in OpenFirmware, e così a parte le lettere, gli altri segni non sono mappati come appaiono sulla mia tastiera
(per la cronaca una Apple Pro Keyboard IT invece del Tamagochi originale che conservo per i posteri). Poco male, ricordo ancora le tastiere IBM con 24 tasti funzione
che usavo in ambito bancario, e ricavo una stringa a video che sembra molto quella che devo digitare:
setenv boot-device hd:6 Il problema è:
come faccio con le barre rovescie "\"?!
Provo tutte le combinazioni, ma non c'è nulla da fare, non c'è alcun modo di ottenere le barre maledette. Ho maledetto tutti i pinguini e tutti gli
americani nazionalisti del FirmWare, e ricomincio l'installazione. Ritento per scaramanzia una "faccio io, faccio io" che fallisce poiché non ha spazio per
installare il bootloader. AHA! beccato... Fermaglio, riavvio, tengo "C", parte l'installer, chiedo l'installazione manuale, lancio DrakeX, ovvero una
sorta di DiskDruid per PPC, abbastanza gradevole e molto efficace, con cui scopro che la precedente installazione NON aveva affatto creato una partizione per il
bootloader. Avevo letto da qualche parte che per questa era "necessario almeno un MByte, ma consigliati una cinquantina per metterci in seguito tante cose utili, come
un disco di recupero, una immagine RAM di sicurezza, ed altro" e che "detta partizione dev'essere HFS" perché OpenFirmware la possa utilizzare per partire. Il
pulsante Help nella dialog di partizionamento conferma. Eseguo: /boot HFS 50M (1%) hda5 / ext3 2000M (53%) hda6 swap 400M (10%)
hda7 /home ext3 1661M (35%) hda8. Salvo, proseguo. Nulla, coma prima l'installer non ha spazio per il bootloader...
Il segreto è non farsi mai i fatti propri quando si ha un computer davanti, si rischia di non imparare. Tra le opzioni della utilità di formattazione e
partizionamento, era citata una "Apple bootstrap" che impostata a 50M e non montata in nessun Mount Point (nemmeno /boot) ha risolto il tutto ed ha
permesso l'installazione.
A manetta?
Mandrake Linux PPC 9.1 sul mio iMac Rev.A tutto originale coma mammà l'ha fatto eccetto che per la RAM abbondante (un vizio che non ho mai abbandonato, volli
4MBytes sul Plus...), NON è un fulmine di guerra.
Usabilissimo, ma non stupefacente. Non impenna di potenza ai semafori. Siccome dai sistemi Linux ci si aspetta il miracolo di vecchi cancelli (vulgata romano moderno
per "macchine vecchi di generazioni") tornare ai vertici, valgano queste considerazioni: Linux installa ed esegue da floppy, ma installa ed esegue un sistema minimo.
Il linux che vogliamo e che in definitiva installiamo è un sistema che parte in grafica (XWindow), installi almeno KDE 3.x e GNOME 2.x, lavori a milioni di
colori, abbia tutto ed anche il superfluo, cosa quest'ultima che le installazioni non guidate sanno fare benissimo (vedi a proposito una interessante pagina di Sergio
POLINI sulla costruzione di un sistema Linux senza inutilities...),
insomma un sistema che sostituisca un altro sistema moderno, come il Mac OS 9.x o lo stesso Mac OS X. Questa oggi è certamente divenuta una prospettiva
possibile e non più a lungo termine, ma ha dei costi. Le macchine non possono essere vecchie di due generazioni come è in effetti il mio iMac G3 @ 233MHz
rispetto al Mio PowerBook G4 Ti @ 667 e concedersi in prestazioni strabilianti. Per quelle vogliate almeno usare, oggi, una macchina vecchia di una sola generazione e
in un futuro prossimo, una macchina nuova di pacca ed anche un bel po' robusta. Ciò non toglie che se il raffronto tra questo iMac con Mac OS 9 e lo stesso
con Mandrake Linux PPC 9.1 pende decisamente verso quest'ultimo, se avessimo l'ardire di confrontarlo con Mac OS X 10.2.x, troveremmo , allora si, che questo piccolo
gioiello di trasparenze e questo miracolo del Software Libero e collaborativo ne escono da dominatori. E non credo che in Apple, che ricordo vendo soprattutto
hardware, ne siano dispiaciuti...

Bibliografia & Link
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